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#Masterpiece riflessioni a freddo

19.11.2013
 
Sono passati un paio di giorni dalla prima puntata di #Masterpiece, il primo reality/talent show per aspiranti scrittori.

Visto da quasi 700.000 telespettatori e con uno share del 5,14% è stato anche seguito con molta attenzione su Internet: l'hashtag #masterpiece è stato twittato più di 13.900 volte (fonte Audisocial TV) ed è rimasto trend topic fino a lunedì sera e se ne continua a parlare in rete ogni giorno.

Ho già parlato di Masterpierce a caldo, domenica sera, con le immagini della puntata ancora vivide nella mia mente e torno a scriverci alcuni giorni dopo, dopo aver fatto decantare le sensazioni, dopo averle trasformate alla luce di un'analisi più dettagliata e scrupolosa.

"Quante persone fino ad oggi hanno scritto un romanzo e l'hanno tenuto chiuso in un cassetto? Masterpiece ha aperto i loro cassetti e ha dato una chance ai loro sogni", inizia così Masterpiece, ma cosa significa Masterpiece?
Tra le definizioni presenti su Wikipedia, questa è quella che secondo noi calza a pennello: parola inglese per capolavoro.

Già un masterpiece è un capolavoro, un'opera che piace, che conquista, che dura nel tempo.

Masterpiece secondo me dovrebbe preparare i concorrenti per tendere verso questo obiettivo, scrivere il proprio capolavoro, la propria Cappella Sistina.

Il format scelto di avere partecipanti diversi ad ogni serata, non facilita questo compito: non c'è spazio per una crescita personale, per un evoluzione nel tempo di stile, forma e contenuto, non c'è una palestra dove allenarsi e migliorare, non c'è un vero e proprio coach che motivi e stimoli giorno dopo giorno.

Masterpiece è un format che congela uno spazio di tempo di pochi giorni, li condensa in 80 minuti circa di trasmissione focalizzati sullo show, dando spazio ai partecipanti che diventano protagonisti per pochi minuti raccontando il proprio caso umano.
Ci aspettavamo come protagonisti storie, libri e racconti e invece no, di nuovo i protagonisti sono gli aspiranti scrittori, con le loro sicurezze e insicurezze, con i loro sogni e le loro speranze.

Forse è giusto così, Masterpiece non è un reading tra amici o soci del club dei lettori, ma è uno spettacolo televisivo che alterna reality a schegge di documentari/cortometraggi.
La freschezza di questi stacchi bilancia il tormento profondo che anima questi potenziali scrittori.

Anche a freddo confermo che secondo me dovrebbe esserci spazio per feedback più costruttivi per imparare a fare meglio, ogni partecipante dovrebbe ricevere consigli e spunti pratici che potremmo portarci a casa anche noi che siamo a casa.

A cosa si deve in rete la sequenza quasi infinita di critiche? Forse a guardare questo show, non c'era solo il solito pubblico del dopo Fazio, ma tante donne e tanti uomini che appartengono alle 50 sfumature dei mestieri dell'editoria e della scrittura, probabilmente anche forti lettori.
Forse ci aspettavamo qualcosa di più, qualcosa un po' meno solo spettacolo e apparenza e più sostanza, più ciccia, più lezione, più intrattenimento culturale.

Mi sarebbe piaciuto vedere un vero writing coach in azione, mi sarebbe piaciuto ascoltare qualche pillola su come scrivere una buona storia in trenta minuti, mi sarebbe piaciuto portarmi a casa anche alcuni consigli su come cavarsela nei 59 secondi dell'elevator pitch.

Stavo quasi per dimenticare una Perla preziosissima, i consigli di diversi altri scrittori mescolati ai titoli di coda: trovata geniale e succosissima che avrei inserito spot qua e là durante il programma per renderlo più frizzante e scattante.

Concludo citando un amico e scrittore, Tito Faraci "Se non avessi seguito la narrazione parallela del programma su Twitter, mi sarei annoiato", Twitter ha dato una marcia in più al programma e allora perchè non valorizzare questo contributo, questo dialogo col pubblico nelle prossime puntante?

A domenica prossima, si va in scena con la seconda puntata.

Davide giansoldati

Scrittore, facilitatore del pensiero creativo, trainer di storytelling, comunicazione e public speaking.
Sviluppa workshop, progetti e strumenti per allenare la propria scrittura e migliorare la capacità di pensare fuori dagli schemi.
Insieme a Ivan Ottaviani è autore di "Scrivilo! Dal foglio bianco al racconto" edito da Editrice Bibliografica.

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