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Valutare per dare valore

Cosa significa valutare
Può far venire in mente una pagella a scuola, può essere un confronto, uno scambio di opinioni, può aiutare a migliorare e migliorarsi.

Quando si valuta non si è mai soli: siamo sempre in due, anche se stiamo valutando noi stessi.
Non è facile valutare: abbiamo la tendenza a notare subito quello che non va, che è sbagliato, è un meccanismo che la nostra mente impara fin dalla tenera età; “non funziona!”, “non mi piace”, “non va”, risposte assolute e sterili che rischiano di uccidere sul nascere ogni idea o progetto. 

Per me valutare significa “dare valore a”, significa portare l’attenzione agli aspetti positivi, significa esaltare, far emergere, portare alla luce quello che c’è di buono.

Per poter valutare in modo efficace vi consiglio di partire da queste tre premesse:

  • essere specifici
  • essere positivi
  • essere propositivi

Immaginate un teatro, sul palco c’è l’attore che sta recitando e la scena di sviluppa attimo dopo attimo.
Immaginate di essere l’addetto alle luci a teatro, a voi il compito di comandare quella luce che che si muove e che illuimina man mano una parte della scena.
Questa particolare luce non è mai a tutto tondo, non illumina tutto il palco, è quell’occhio, quel raggio giallo che in un certo senso fa uno zoom specifico su un punto e poi un altro, un altro; la luce è specifica non guarda mai l’intero, quella luce illumina un aspetto, un aspetto specifico.
Allo stesso modo nel dare il nostro feedback, cerchiamo di essere altrettanto specifici, mirati e e precisi.

Quando valutiamo, a prescindere dal contesto in cui ci troviamo, dobbiamo essere consapevoli che questo ruolo racchiude in sè una grande responsabilità, quella di non abbattere la persona, ma di incoraggiarla
Come prima cosa iniziamo con “Del tuo testo mi è piaciuto…”, concentriamoci sugli aspetti positivi, alimentiamo attraverso le nostre parole la sicurezza e l’autostima dell’altra persona.

Come ultimo passo, portiamo l’attenzione a quello che avremmo fatto in modo diverso: diverso e non migliore.
Migliore è una parola che racchiude all’interno una nostra componente di giudizio personale, diverso invece rappresenta un’opzione, una alternativa, è un aprirsi a nuove possibilità.

Quando indossiamo i panni del valutatore, diventiamo anche i custodi di un ricco mazzo di chiavi, utili per dare differenti chiavi di lettura, per aprire porte, dare spunti, suggerire stimoli.
Quando valutiamo diventiamo facilitatori, possiamo facilitare la trasformazione in meglio dell’oggetto della nostra valutazione.
Quando valutiamo il nostro obiettivo è duplice: da una parte dobbiamo focalizzarci su “nel tuo testo, nello specifico mi è piaciuto…”, dall’altra su “al tuo posto, io avrei fatto così…”.
Proviamo quindi a utilizzare queste espressioni, a ripeterle ad alta voce e nella vostra mente, fino a farle nostre; è un modo per aggirare gli schemi mentali della mente spesso così attenta e analitica a notare quello che non va.
Se iniziamo la frase con “di questo tuo testo mi è piaciuto…”, la nostra mente sarà portata a notare e cogliere gli elementi positivi.
Questa modalità la possiamo applicare sempre, tutte le volte in cui ci troviamo a valutare testi, discorsi, presentazioni, ma anche libri, musica, cinema.

Mi chiedono spesso, quale possa essere il modo migliore per imparare ad accettare un feedback, anche se fa male.
Il modo migliore è imparare a darlo, tutto parte da chi sta valutando e cercando di dare valore.
Un espressione tipo “tutto il tuo testo è confuso”, ad esempio, non aiuta lo scrittore a capire come migliorare e rischia di ottenere l’effetto opposto: l’autore si chiude in se stesso e smette di ascoltarci; “tutto”, “nel complesso”, “in generale”, sono parole che dovremmo cercare di evitare quando valutiamo per evitare di far arrivare un messaggio sbagliato a chi ci ascolta.

Per migliorare la comunicazione alla base della nostra valutazione, prima di valutare, ripetiamoci nella mente “io sono ok, tu sei ok“, mettiamoci allo stesso livello della persona che stiamo valutando.
Questa premessa ci aiuta a ricordare che ogni valutazione è e rimane il punto di vista unico di chi sta valutando in quel momento, non è una regola generale, non è legge o un dogma: accettiamola per quello che è.

Il Valutatore è un ruolopotente, ci basta essere investiti di questa carica per materializzare all’istante un palco, un pubblico ai nostri piedi e noi, in alto a tuonare le nostre sentenze, confondendo valutare con giudicare.
Visualizziamo invece un’immagine diversa, una conversazione uno a uno, come se fossimo seduti a prendere un thè.
Quindi ancora una volta ripetiamolo “io sono ok, tu sei ok”.
Valutare è un dialogo tra amici, stiamo conversando e in questo contesto il mio messaggio, il mio dare valore, arriva a destinazione.

Usiamo espressioni tipo “avrei preferito fare questa parte in questo modo…” o “se fossi stato in te, avrei fatto questo e questo…”: è  il nostro punto di vista personale con cui diamo una chiave di lettura personale al lavoro svolto da un’altra persona.

Quando valutiamo abbiamo il compito di mostrare punti di vista diversi, di aprire le porte; come valutatore siamo i custodi, apriamo porte, diamo opzioni diverse,  andiamo incontro ai “non ci avevo pensato” dell’altra persona e glieli mostriamo in modo che possa fare tesoro di ogni nostra parola.

Ricordiamoci che quando valutiamo stiamo regalando qualcosa, valutare una persona è farle un regalo, valutare una persona è un dono, e la persona dall’altra parte riceve un regalo che stava aspettando.
Un dono, ricordiamolo sempre, stiamo donando la nostra valutazione.

Quando riceviamo un feedback così ben strutturato, ci viene data la possibilità di migliorare, per vedere, percepire punti di vista diversi, ci viene data data la possibilità di riflettere sulle parole per farne tesoro o scegliere, dopo aver ascoltato il messaggio di accartocciarlo e di ignorarlo.

Valutare in modo sbagliato significa usare il Napalm sul terreno, annientando ogni forma di vita, ogni speranza.
Valutare in modo efficace significa fertilizzare il terreno da cui potrebbe nascere la pianta del fagiolo magico.

A voi la scelta.

Davide Giansoldati

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